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Ho letto questo racconto di un ragazzo che si chiama Roberto Casadei. Parla di una vacanza in moto che mi ha colpito per la sua originalità e per la filosofia che c'è dietro. Ho chiesto ed ottenuto dall'autore di pubblicarlo su clubamana per condividerlo con voi. r.
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La Guzzi, le mele e i gormiti
Cronaca similzen di un viaggio nato per caso.
1) MA CI VAI DAVVERO?
Tutto è nato dall’impossibilità per quest’anno per svariati motivi di fare un viaggio con la famiglia al completo,dal bisogno inespresso di Alessio (il mio pargolo di cinque anni) di rompere la routine e non brasarsi i fragili marroncini all’impietosamente umida afa riccionese, nonché dalla necessità per il sottoscritto ( ovvero un pargolone di anni trentasette) di lavarsi di dosso il velo di quotidiani piccoli affanni che piano piano si deposita sulla pelle in un anno, incrementando a dismisura, giorno dopo giorno, la massa testicolare.
Io, per motivi inesplicabili, oserei dire religiosi, non vado mai in vacanza a sud di Mezzocorona; il problema era come arrivarci...
Con la macchina? No, lascio ad altri il piacere perverso di rimanere imbottigliati a quaranta gradi sull’Autostrada, nel loculo motorizzato climatizzato e comodo, che toglie ogni minima sensazione del paesaggio, riducendo la vitale bellezza dei luoghi che si percorrono a noiosa proiezione di diapositive. Per stavolta voglio lasciare ad altri, la voglia di arrivare prima possibile, di sfanculizzare allegramente gli altri guidatori perché vanno troppo piano, troppo forte o troppo normale…
Con il treno? Sarebbe un’idea più comoda ed economica, ma a parte i “disagi”(meglio disastri) per cui sono internazionalmente note le patrie ferrovie, il treno non ha per me nessun fascino bohemien, è solo un mezzo per arrivare da A a B, e poi arrivati a destinazione saremmo rimasti blindati…
Il mio subconscio malato, traviato da giovane dalla lettura de “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” (di cui queste parole appaiono subito spudorata scopiazzatura), conosceva la risposta: LA GUZZI.
Tuttavia le preoccupazioni da “pater familiae”, e il Senso di Responsabilità verso il frugolone casinista e il pensiero delle implicazioni di carattere logistico che tale impresa avrebbero sollevato, hanno rischiato in principio di farmi desistere.
Ma poi la continua vista di mandrie di motorizzati che portavano al pascolo i loro cavalli di acciaio con montagne di bagagli, i test di resistenza e disciplina in sella di Alessio che davano risultati sempre più incoraggianti, i consigli spassionati di amici su come organizzarsi, hanno dato il nulla osta alla fattibilità della traversata.
2) SI CI ANDIAMO!
Deciso il mezzo di locomozione, il passo successivo è stato decidere di andarci in tenda: e allora via, togliamo i telaragni all’igloo a riposo da dieci anni esatti; respiriamo il profumo dei miei vent’anni, rimasto intrappolato come vittima di un incantesimo, tra picchetti e cordami. La lacrimuccia di rito è scesa senza preoccuparsi più di tanto, e per un attimo mi sono visto di dieci anni più giovane, dieci chili in meno e con diecimila capelli in più…
Ma poi ho visto il facciotto furbo di Alessio e mi sono ripreso subito, ogni stagione ha il suo fascino, basta non farsi prendere da inutili nostalgie, godersi in pace con se stessi i propri ricordi ed assaporare gli attimi che la vita ci sa sempre regalare.
Ogni viaggio comincia sempre con qualche piccolo imprevisto: due giorni prima della partenza durante un giretto, avverto uno strano rumorino di strisciamento alla ruota anteriore del Nevada e dopo poco sal-ta la saldatura fatta al rinvio del tachimetro, con la conseguenza che non avrei saputo quanti chilometri avremmo percorso e a che velocità saremmo andati. Lo scoramento iniziale viene superato grazie alle implicazioni di carattere filosofico che il guasto avrebbe comportato: avrei seguito solo i miei istinti senza preoccuparmi più di tanto di quanta strada avremmo fatto e con che andatura, in questo modo ci sarebbe stato un ulteriore legame in meno con la quotidianità e col senso del tempo…
Purtroppo la filosofia si scontra spesso con la polizia: simpatici aggeggini sono installati ovunque nelle strade per immortalare attimi di fretta o disattenzione al tachimetro. Soluzione: il GPS installato sul vecchio telefonino è dotato di tachimetro satellitare (altro segno del mutare dei tempi e dell’incalzante frenesia che ci pervade: chiamare vecchio un telefono di tre anni…).
Ulteriore piccolo imprevisto: la mia premurosa moglie, cui spetta l’ingrato compito di preparare il bagaglio di Alessio, dota il piccolo di un arsenale di vestiti da emigrante…fortunatamente, dopo estenuante dibattito il guardaroba viene ridotto a quello che la solerte madre ritiene indispensabile: ovvero lo stretto necessario per tre mesi in Jacuzia…
3) VIAAAAAAAAAAAAAAAAA!
Arriva il giorno della partenza: sveglia soldatesca alle sei e venti, colazione bella tosta e caricamento dei bagagli sull’Audace Mezzo Meccanico. Inutile dire che lo spazio per il comandante ed il nostromo è risicato e lo spazio per eventuali spostamenti ed aggiustamenti è nanometrico.
Sette e quarantacinque, imbrachiamo il pupone al babbo e, dopo i saluti e l’ultimo incoraggiamento da parte della moglie (un simpatico: ”Mi raccomando portamelo indietro tutto intero”) si parte!
Le previsioni del tempo sono estremamente negative e questo desta una bella preoccupazione, d’altro canto il tempo nuvoloso che ci accompagnerà renderà il viaggio più piacevole: dobbiamo pur sempre attraversare l’implacabilmente soleggiato calderone del piano padano e un po’ di fresco non darà fastidio,anzi…
Guardando il GPS facente le veci del contachilometri, mi accorgo, dopo poco che siamo sull’autostrada, che la Nevada a 4500 giri in quinta marcia ha una velocità di 110/115 Km/h; la velocità giusta per andare tranquilli, sorpassare gli amici camionisti e consumare il giusto carburante:il motore borbotta allegramente e la moto non ha la minima vibrazione. Anche nella vita dovrebbe essere così: dovremmo, usare la massima potenza solo per brevissimi tratti per superare le difficoltà, ma poi tornare a trascorrere i nostri giorni con il giusto gas, stando solo attenti a non aprire talmente poco da far strappare il motore…
La prima sosta la facciamo alle nove tra Bologna e Modena, Alessio si è comportato egregiamente e si merita una bella merenda; il caldo, anche se il cielo è velato dalle nuvole, è opprimente, dalle auto escono persone dal volto stanco e annoiato, al bar una fila interminabile di pellegrini del Sacro Caffè e della Madonna del Cappuccino sono in ascetica attesa di ricevere la loro bollente, salvifica Eucarestia.
Prendiamo la nostra bella dose di Colazionetoilettebenzina e ripartiamo:la sensazione del sudore che si asciuga con la velocità mi rimette al mondo,mantenendo velocità di crociera,dopo un’ulteriore sostina dalle parti di Verona dovuta più che altro a problemi di ricambio idraulico, arriviamo senza problemi all’altezza di Affi (lago di Garda) e comincia l’incubo di ogni viaggiatore sulle autostrade: LA CODA!
4) LO ZEN E LA FILA
Un’interminabile ameba di rovente metallo, composta da una interclassista orgia di cilindrate, si muove alla velocità dei rimborsi irpef in direzione nord.
Gli incoraggianti cartelli luminosi sentenziano:”code fino a Trento Centro”…ma per la barba di Aronne (in realtà ho pensato a simpatici aggettivi da abbinare a personaggi della liturgia cristiana,ma quello che scrivo potrebbe essere letto da persone sensibili…) sono SETTANTA chilometri!
Con l’Alessio che rompe la monotonia dello slalom tra macchine ferme,simpaticamente chiedendomi di continuo:”Perché c’è la coda?”arriviamo al motivo della coda:lavori…
LAVORI??? Ma sta benedetta sistemazione del manto stradale sull’autobrennero proprio l’otto agosto la dovete fare?
Il sole che picchia sul casco nero e la sclero, fa fermentare nel mio cervello ideologie assolutiste e soluzioni drastiche ai problemi delle infrastrutture statali (nella mia testa per un istante risuona il seguente simpatico motivetto: addavenìbaffonesecifosseancoraluiitedeschisapevanocomefare) …per fortuna mi accorgo di stare per cadere nel baratro del qualunquismo e mi calmo, anzi addirittura comincio ad avere pensieri positivi.
L’importante è questo, capire cosa siamo:siamo animali,quindi vorremmo aver sempre ragione, vorremmo che tutto giri intorno a noi,vorremmo risolvere i problemi a modo nostro…
Il proto encefalo da brachiosauro che ancora abbiamo, vorrebbe imporre le sue ragioni: ho fame, mangio; sono allupato, mi accoppio con qualsiasi cosa mi si pari davanti, sono arrabbiato, ammazzo tutti, anzi no fondo una setta di lobotomizzati gli metto delle ridicole camicie verdi e mi danno pure un paio di ministeri...
Ma siamo animali dotati di libero arbitrio e di coscienza, quindi dobbiamo riuscire a placare il dinosauro mentale che ci portiamo appresso e riconvertire i suoi rabbiosi istinti in armonici pensieri e in propositive idee…
Metabolizzato il fatto che al problema (la coda) non c’è soluzione (non si passa,non si può uscire,punto e basta!), bisogna mettersi nell’ordine di idee che si possano trovare risvolti positivi in ogni situazione (guarda che bello quel castello lassù, che bel paesino che è quello, in vent’anni di A22 non me n’ero mai accorto, dai Alessio adesso ti insegno “Garibaldi fu ferito”…).
Il bello che dopo la menata Zen di qui sopra la coda è svanita davvero!
Svanita la coda svanisce anche la pianura e cominciano i monti cambiando lo scenario, la moto scivola dolcemente sul nastro d’asfalto e Alessio ed io ci raccontiamo i fatti nostri urlando, perché siamo senza interfono: chi ci vede può prenderci per matti, ma in realtà siamo felici.
Solo i fratelli bikers che ci sorpassano, ci sorridono e ci salutano con quella V che significa Vittoria sulle quotidiane piattezze, solo loro possono capire la nostra divina follia… Gli altri, gli automobilisti fagocitati da comodi salotti di lamiera senz’anima, non sapendo che ci invidiano, guardano straniti l’improbabile accozzaglia di bagagli e acciaio che ci traghetta.
Ci fermiamo dalle parti di Egna/Ora, qui Alessio inizia a dare comprensibili segni di cedimento, ma non si tratta di stanchezza, si tratta di voglia di arrivare. Non ci sarà bisogno che diventi grande per capire la bellezza del viaggio in se stesso, verso metà vacanza sarò io a dover dire: ”Alessio ci dobbiamo fermare”, la saggezza e la capacità di godersi le novità dei bambini,una volta rotta l’iniziale apparentemente irrisolvibile diffidenza, è fenomenale…
Prolunghiamo la sosta, dovrebbe tanto essere l’ultima e sfodero per Alessio la mia arma segreta: il Chupa Chups!!!
Drogato di zuccheri e di ciucciamento, l’infante si calma e trascorriamo l’ultimo tratto di Autostrada a velocità ridotta per traffico: ma non è assolutamente un problema, anzi cominciamo a prendere atto di quella che sarà lo scenario onnipresente per tutta la vacanza: le mele...
Se a Firenze ovunque ti giri sei pervaso dall’arte e si respira cultura, se Bologna trasuda da ogni portico sapere e mortadella, se Riccione ha l’odore persistente di fritto misto e Hugo Boss, in Sud Tirolo sembra che l’uomo abbia costruito le sue incredibilmente ordinate città, non sulla terra ma sui meleti: sono ovunque: come i politici in televisione…
5) ECCOCI ARRIVATI!
Alle tre del pomeriggio arriviamo a destinazione: Lana, sei chilometri da Merano.
Sulla ragnatela informatica globale avevo visto che si trattava di una bella cittadina dotata di un ottimo campeggio, in effetti, il paesino è molto carino e ordinato.
Arrivo sul piazzale del campeggio e sulle mani ustionate dal sole (in moto, sui lunghi tragitti, bisogna assolutamente mettersi sempre i guanti, anche ad agosto, anche col cielo coperto!) sento le prime gocce di pioggia, l’istinto paterno mi sale dal cuore e mi chiedo: ”Non sarà meglio che troviamo uno zimmerfrei o un alberghetto per sta creatura?”
Vaghiamo tra i frutteti di “via dei frutteti” e troviamo, nascosta tra i frutteti,con l’insegna coperta da un melo, la Pension Sonnenhof (tedesca,già mi piace…), mi presento alla Reception e veniamo accolti dalla titolare con sincera cordialità teutonica,la stanza c’è,i prezzi sono onesti, l’unico problema e che in albergo non ci sono clienti italiani…PROBLEMA???
La stanza è molto carina, in legno con un bellissimo, ampio davanzale che dà sui frutteti, estremamente pulita come tutto l’albergo, decido che quella che dovrebbe essere una sistemazione per la notte,diventerà la nostra base logistica per tutta la vacanza…
Alessio ne è entusiasta e comincia a esplorare tutti gli anfratti della stanza, a zompare su tutto lo zompabile e a ridere come solo un bimbo ubriaco di allegria può fare, è stremato, lo so.
Una bella doccia per tutti e due, un cambio di panni rigenerante e siamo già parte integrante del luogo che ci accoglie:di fuori ha cominciato a piovere, l’aria è fresca come solo in montagna può essere,in un attimo arrivano le sei e mezza ed è ora di mangiare, conoscendo e rispettando le abitudini di quassù scendiamo puntuali a mangiare un’ottima cena a base di prodotti locali,come padre e figlio in moto suscitiamo la cortese, mai invadente, simpatia degli altri ospiti.
A tavola i tedeschi sono silenziosi e garbati, sia che siano una coppia di anziani, che una numerosa famiglia,che una giovane coppia, una silenziosa eleganza e un marcato senso del rispetto degli altri commensali li contraddistingue:nulla a che vedere con le sale da pranzo trasformate in chiassosi mercati rionali e delle lotte all’ultimo gamberetto al buffet che si vedono negli hotel al mare frequentati da italiani…
Attenzione, questa non vuole essere una filippica contro le italiche abitudini: è solo una constatazione, in effetti, ritengo che l’eccesso di ordine e disciplina porti a mancanza di fantasia e genialità, teniamoci i nostri bellissimi difetti e lasciamo agli altri i loro noiosi pregi, ogni popolo, come ogni stato, ha caratteristiche proprie, sì alla globalizzazione dei diritti, no all’omologazione forzosa delle culture…
Dopo questa bella tirata che farà dire a quelli di sinistra: ”Ma sei diventato di destra?” e da quelli di destra”sei solo un vecchio comunista!”, continuiamo a ciacarar di moto e di sacher, che è meglio!
6) LA PIOGGIA NEL MELETO
Fuori pioviggina e ci ritiriamo nella stanza dopo un breve giretto esplorativo per il paese…
L’albergo ha una bellissima piscina nel frutteto (ma va?) e domani un bel tuffone fresco non ce lo leva nessuno!
Anzi qualcuno ce lo leva: IO!
Mi sono dimenticato il costume da bagno a casa, e mo chi glielo dice ad Alessio, a cui avevo già comunicato che domani avevo progettato la mattinata in piscina…
Questo dimostra che, per quanto pretendiamo di essere saggi e precisi, fortunatamente qualche neurone impazzito smette di funzionare per un po’, ci fa dimenticare le cose e ci mischia le carte in tavola...
Fortunatamente, perché se andasse tutto come vogliamo, non avremmo il coraggio di prender vie secondarie, e di valutare altre possibilità, se non fosse per quella deviazione per strada interrotta, non avremmo mai conosciuto quel bel paesino, con quel baretto con quella barista così carina, se fossimo rimasti in albergo in piscina, non saremmo andati a Merano in bicicletta, passando attraverso i campi sulla bellissima ciclabile, a mangiare quella prima divina Sacher…
Ergo, sia lode e gloria a sua Maestà La Strada Interrotta e al Divino Neurone Impazzito!
Si è fatta l’ora di metterci a nanna, vado per mettere il cellulare in carica, ma il caricabatteria è morto,fortunatamente mi sono portato via l’altro telefono per utilizzarlo come GPS, a volte quando non sono eccessivi, dobbiamo lasciare sfogo ai nostri eccessi di ipertecnodipendenza.
Sono felice anche per la Guzzi ho lasciato la tardona cromata di Mandello in garage con una stragnocca:una Ducati 1096 rossa con targa tedesca…quelle due stanotte si terranno buona compagnia: la Felliniana Arzdora Nevada racconterà alla Rossa che gli uomini vanno conquistati con dolcezza e classe e la Snella Gnoccolona svelerà alla Arzdora il suo metodo: emozioni forti e un vestito mozzafiato!
La notte piove come un dannato ed è quasi freddo, ma dormiamo lo stesso con le finestre aperte, è indescrivibilmente meraviglioso dormire col piumone ad agosto mentre l’unico rumore che viene da fuori è il ticchettio ritmico della pioggia sulle foglie, nell’hotel non si sente un solo rumore per tutta la notte…
E mi viene da pensare alla mia adorata casina a Riccione: che bello il rumore persistente del traffico sulla statale interrotto da melodiosi clacson, da dolcissimi arpeggi di frenate, da melodiose urla di giovani in preda a animaleschi istinti e dalla celestiale eco del basso delle discoteche…che sensazione unica, la notte quando la temperatura passa i trenta gradi e l’umidità passa il sessanta per cento, sentirsi i vestiti che ti si appiccicano addosso…
7) DOMENICA E’ SEMPRE DOMENICA
Domenica mattina il risveglio arriva alle sette col suono delle campane in sequenza (Lana è un paesino pieno zeppo di chiese e le campane suonano una dopo l’altra, ognuna una melodia diversa), andiamo a fare colazione ed è dura, molto dura: se a casa la mia colazione consta di un caffè espresso al massimo accompagnato da due biscotti o da una microfettina di torta fatta in casa, qui la musica cambia…
Il buffet della colazione è ricco di ogni cruccoluveria possibile, ma io decido di contenermi: così alla fine mi accontento di un panino ai cereali con l’affettato, una tazza di cioccolata calda, una tazza di muesli col latte e un litrozzo di caffè tedesco, anche Alessio resiste alla tentazione e si spara una frugale colazione come la mia ma a base di zuccheri, e scopre la libidine delle libidini: la Nutella spalmata sul pane nero pucciata nella cioccolata…
Il tempo è nuvoloso ma ci assicurano che non pioverà per tutta la mattinata, prendiamo due bici dell’albergo e ci dirigiamo sulla ciclabile verso Merano, sei - sette chilometri in mezzo ai campi, passiamo anche attraverso una zona industriale, che stranamente non rovina il paesaggio, sono riusciti a fare apparire gradevoli persino gli insediamenti produttivi.
La merenda mattutina la facciamo a base di Sacher e di torta ai lamponi in un piccolo bar a lato della chiesa, quanti peccati di gola avrà dovuto perdonare il patrono di quassù ai fedeli…
Il resto della giornata lo trascorriamo allegramente tra una sonora ronfata pomeridiana e un giringiro nel paesino di Lana.
La sera il ristorante dell’hotel è chiuso (hanno giustamente deciso che anche ad agosto il personale si debba godere un giorno di riposo, la domenica…) e allora decidiamo di andare a mangiare alla Biergarten Pfefferlechner, meraviglioso posto ricavato in un antico maso, una vetrata separa il tavolo dove mangiamo dalla stalla dove coniglietti e caprette saltellano allegramente; lo stinco che mi portano sembra il femore di un triceratopo ma è tenero come il burro, la birra artigianale è gustosa e leggera, roba da attaccarsi alla cannetta fino a esploderne, il succo di mele fatto in casa che tracanna estatico Alessio è veramente buono e lo strudel caldo con crema alla vaniglia sarebbe da adottare al posto del Prozac come antidepressivo…
All’uscita della Biergarten troviamo una gradita sorpresa, piove come un dannato e la Guzzi è molla come un pulcino ma al primo colpo il bicilindrico parte e ridendo come due matti torniamo all’albergo sotto all’acquazzone, fradici ed esausti ci buttiamo sul letto e Morfeo non si fa attendere un solo istante.
8) LUNEDI’: POSTULATI E FINFERLI
Per la mattinata di lunedì avevo una piccola caccia al tesoro da fare: dovevo trovare un caricabatteria nuovo per il cellulare.
E allora via col Guzzone a Merano a cercare un negozio di telefonia mobile, di solito sono dotato di buon senso dell’orientamento e non mi fermerei a chiedere informazioni neanche sotto tortura, ma in quest’occasione è tutto diverso: chiedo ai passanti e tutti si mostrano estremamente gentili e il chiedere informazioni è un’ottima scusa per attaccare bottone, poi il facciotto vispo di Alessio è un ottimo biglietto da visita e intenerisce tutti…
Dare confidenza agli estranei e ricevere in premio cortesia e quattro chiacchiere su come va il mondo è assolutamente una delle più gratificanti esperienze che possano capitare.
Rimediato il caricabatteria si è fatto mezzogiorno e andiamo a mangiare al ristorante ABC che ho già avuto occasione di frequentare per ben due volte nelle passate vacanze. Tagliatelle con i finferli per entrambi, porzioni da camionista che vengono fagocitate da me ed Alessio con peccaminosa cupidigia: se qualcuno se lo chiede,SI stiamo lievitando!
Mentre mi tracanno il brodino scuro che quassù si ostinano a chiamare caffè (ma che a me piace), mi si accende una lampadina e sentenzio tra me e me il seguente postulato:
DATO UN BABBO NON TROPPO GIOVANE, NE TROPPO VECCHIO, CON UN RESIDUO DI SINDROME DI PETER PAN “A”; E UN FIGLIO, NON TROPPO PICCOLO, NE TROPPO GRANDE, VISPO AL PUNTO GIUSTO “B”; SOMMANDO I SOPRA NOMINATI FATTORI SI OTTIENE “C”, OVVERO LA VACANZA PERFETTA!
Il postulato appena espresso deriva per esclusione dalle seguenti ipotesi:
1) “A”, ”B”,” C” etc. maschi sui vent’anni = la perfezione della vacanza viene rovinata dalla costante ricerca dei fattori “F”,”I”,G”,”H”,”E”.
2) “A”maschio,”B” femmina con età <30= ,la vacanza viene fatta a centinaia, a volte migliaia, di chilometri di distanza, ma si svolge esclusivamente in 10 metri quadrati con “A” che si perde tra le concavità e convessità di “B”, e “B” che si preoccupa dell’eventuale possibilità che le incursioni di “A “ diano il seguente risultato:A+B+270gg=C (dove 270gg sta per nove mesi e “C” sta per “c***i amari”)
3) “A”maschio,”B” femmina con età >30= , “A” passa l’intera vacanza in ascetico rimuginio all’esterno dei negozi in cui “B” ha visto una cosa carinissima che non si trova dalle nostre parti;”B” continua a chiedersi perché “A” venga colpito da eccessi di colite appena sente nominare la frase “giretto per negozi”.
4) “A”maschio,”B”femmina,”C”,bimbo =per tutta la vacanza “A”e “B” litigano su chi debba tenere buono “C” e alla fine gli comprano tre chili di Gormiti …
Il pomeriggio siamo stati al Pfefferlechner a sollazzare i nostri sensi con il fresco che scendeva discreto dalle montagne e una buchweizenschnitte mit preiseldbeeren und sahne, Alessio ha giocato con due bimbe tugnine una più bionda dell'altra:tutto suo babbo!
Stasera a nanna presto, domani giro in moto in Austria!
9) STORIE DI BIKERS SU VECCHIE STATALI DI MONTAGNA
Martedì, oggi si va in Austria!
Le previsioni su Innsbruck mettono pioggia, ottimo non creperemo dal caldo; una bella occhiata al due volte tom che sentenzia: Merano-Innsbruck144 km e 1h e 20m, ma caro il mio navigatore tu non sai dove voglio passare io.
Alessio è di ottimo umore, grazie anche alla mattutina endovenosa di cioccolata fumante,cereali e succo d’arancia (non oso immaginare quali reazioni chimiche e termodinamiche avvengano dentro allo stomaco dei bimbi,quali sabba di proteine e quali alchimie di zuccheri…).
L’andata la voglio fare abbastanza veloce perciò prendo l’autobrennero fino a Vipiteno, e qui devo dire che il freddo si sente tutto, nella noiosa autostrada, nei tratti ombreggiati dalle maestose vette, non è freschino: c’è proprio la galaverna!
Uno dei vantaggi del bicilindrico Guzzi raffreddato ad aria è che in questi casi puoi goderti il libidinoso tepore delle teste dei cilindri stringendo un poco le gambe sul serbatoio, è un peccato comunque che la A22 sia sempre frequentata da camion che incedono lenti nella loro fatica di Sisifo (lenti e claudicanti come un discorso di Fassino dalla produttiva pianura padana su, su, su fino al Brennero… e poi giù a rotta di collo fino alla vallata di Innsbruck,coi freni che ululano disperati come i legaioli quando intonano “ va pensiero”) senza camion sarebbe bello percorrere questa lama di asfalto che taglia i millenari boschi, godendosi il maestoso silente grido delle montagne e i propri pensieri.
Arriviamo in Austria e ci fermiamo al primo pusher: roba buona,non tagliata, cara vecchia bagascia benzinodipendente d’una Guzzi, cento ottani,e costa anche un bel po’ di meno...
Al distributore ci facciamo fare una foto e scambiamo quattro chiacchiere con una mamma giovanile e una figlia di vent’anni emiliane, anche loro sono in vacanza da sole e vorrebbero andare ad Innsbruck in macchina ma non sanno dove passare, ma in realtà non sono preoccupate, si stanno godendo il viaggio per quello che è: La prima conferma sul postulato della vacanza perfetta mi arriva neanche 24 ore dopo la sua enunciazione!
La statale 182 che collega il Brennero a Innsbruck è famosa in Austria come paradiso dei bikers,frequentata il giusto da automobilisti educati che cedono il passo, curve dolci con un’ottima visibilità in cui piegherebbe anche un sidecar,asfalto in ottime condizioni, paesaggio stupendo con l’EuropaBrucke (il viadotto autostradale costato un trilione di fantastiliardi che arriva fino ad Innsbruck) che ogni tanto si intravede a 50 metri sopra le nostre teste.
Un tripudio di moto,tutti in gruppo: brigate di saettanti ninja su nipponiche cavalcature alla ricerca della piega perfetta, sguscianti drappelli di Ducatisti che sbranano l’asfalto e pennellano curve,placide flotte di transatlantici stradali che solenni incedono, chiassose ciurme di custom guidati da pirati dal cuore d’oro, pluriborsati team di tour impettiti e zavorrati: c’è di tutto tra i paesini del Tirolo Austriaco.
Non importa che moto uno decida di guidare o che stile di guida abbia: quando si è in sella le cose ci appaiono attraverso nuove prospettive e tutto muta e diventa tutto meno che banale,puoi usare la moto per capire quali sono i tuoi limiti, puoi girare alla ricerca della perfezione, può essere un modo per racimolare i cocci delle tue idee e farne qualcosa d concreto... Inoltre la sensazione di appartenenza a qualcosa di sincero, quando decidi di fuggire dalle quotidiane ambasce con una manciata di amici,è qualcosa di impagabile: quel panino mangiato con gli amici su al passo, sul ciglio della strada con la moto scricchiolante e le gomme fumanti, le gambe dolenti e l’adrenalina che ancora ti ronda nelle vene, quel tozzo di pane è sinonimo di fratellanza più di qualsiasi altra cosa.
Orsù, eleggiamo il Sacro panino al Passo a nostra Ostia Consacrata …
TUTTI (dico tutti) i fratelli bikers che incrociamo ci salutano, quel gesto, mai scontato, significa “ok amico, chiunque tu sia io vado così e tu cosà, la mia moto è questa, la tua è quella, ma stai tranquillo io e te abbiamo la stessa luce in fondo al cuore,una luce che si chiama libertà: libertà di essere noi stessi in un branco di fratelli tutti diversi!”.
Alessio è imbragato a me e si tiene ben saldo, non ci sono bagagli che possano intralciare, la visibilità è ottima: rompiamo la mia regola d’oro MI SPEZZO MA NON PIEGO!
Da una polleggiata quarta a 4000 passo in terza, la Guzzi sembra dire “toh, il filosofo si è svegliato, adesso porta un po' a spasso sti benedetti cavalli e slega”, Alessio dice:”SIIIIIIIII!” e comincio ad affrontare le curve come andrebbero fatte con le marce sempre in tiro, becco un paio di corde buone e la moto comincia ad inclinarsi il giusto, davanti a me ho una moto che non va troppo forte e mi tira bene le traiettorie e così mi godo venti chilometri di gloria tra i boschi, sono arrivato a quindici chilometri da Innsbruck e qui il gioco si fa duro,le curve diventano belle toste: mollo la presa e mi godo i boschi e l’aria fina.
Arriviamo a destinazione dopo un bel giro nella perla del Tirolo decido di premiarmi con un bel Bratwurst e una birra di quelle buone, mentre mangiamo comincia a piovere,sarà meglio tornare…
I primi venti chilometri li facciamo sotto una pioggerellina fina e fresca, siamo ben coperti non c’è problema,l’unica preoccupazione è di tenere una marcia bassa e fare tutto con quella, una botta di cardano scalando in basso sulla strada bagnata può essere poco simpatica, fortunatamente dopo poco la strada è di nuovo asciutta e prendo un’andatura tranquilla e regolare.
Lasciamo l’Austria e decido di non prendere la A22 ma di proseguire sulla statale 12, paciosi veleggiamo attraverso un mare verde costellato di splendidi paesini, il fiume col suo lento scorrere e il suo rumore in sintonia col respiro del bicilindrico ci accompagna, alla velocità dei battiti dell’anima torniamo all’hotel dopo un doveroso pellegrinaggio a Bressannone al Cafe am Gries il tempio della Schwarzwalder Kirschtorte (che non riusciamo a trovare:infedeli ne hanno profanato il tabernacolo non lasciandone nemmeno una fetta), a tavola ci aspettano degli ottimi canederli che lentamente assaporiamo mentre il sole tramonta sul passo Palade.
10) IL SOGNO TRAMONTA
Il mercoledì lo passiamo in quinta a 4000 giri tra Bolzano,bellissima città col solo difetto di essere calda( ma sotto i portici e nelle vie del centro la calura si fa dimenticare), e Lana a turisteggiare…
Giovedì mattina è ora di tornare, ricarichiamo di bagagli la Guzzi e riprendiamo la strada: fino a Trento prendo la statale e la Weinstrasse che passa tra vigneti ben curati e borghi incantati.
Prendiamo l’autostrada :il sole è implacabile,Alessio è smanioso di tornare a casa e c’è un discreto traffico; con queste premesse non riesco ad avere pensieri positivi…
Per fortuna mi balza alla mente la perla filosofica di Alessio: Lunedì, per fargli un piccolo regalo inaspettato, in un negozietto gli ho comprato un Gormito. Queste orride creature uscite dai sogni bacati di chi ha mangiato troppa impepata di cozze col parmigiano, si dividono in buoni e cattivi e sono suddivisi in “popoli” diversi, sono venduti in bustine e non sai cosa ti può capitare. Bene a noi c’è capitato un cattivo (Testa Lavica, un butterato fantoccio che ricorda vagamente Borghezio, anzi quando leggo le caratteristiche che lo descrivono come testardo,scoordinato e dotato di poca intelligenza, non ho più dubbi: ho comprato Borghezio per due euro e novanta…), ho comunicato ad Alessio la mesta notizia:”Alessio abbiamo beccato un cattivo!”, per tutta risposta lui alza gli occhietti verdi verso il babbo, si sposta la frangetta e sentenzia:”Lui non è cattivo, solo che non sa di essere buono”. Dopo di questo non me la sento di aggiungere altro…
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