Poco prima dei 10.000 km ho pensionato le Qualifier di serie per un treno di Pirelli Diablo Rosso.
Le aspettative erano (e sono) piuttosto alte. In particolare, rispetto alle Dunlop, volevo una maggiore confidenza con l'anteriore ed una maggiore velocità nello scendere in piega. Il prezzo che sono pronto a pagare: una minore percorrenza kilometrica.
Partiamo dal prezzo. La migliore quotazione trovata è stata quella di Gommamoto a 213 Euro, consegnate presso l'officina di Simone per il montaggio. Altri 40 Euro e le gomme erano alle ruote della mia Mana.
Montate il venerdì mattina e subito inaugurate sotto un acquazzone. Nonostante l'andatura abbastanza sostenuta, non hanno evidenziato nessuna incertezza nello smaltimento dell'acqua attraverso gli intagli, garantendo così una buona stabilità.
Sabato niente moto.
Domenica gita in Toscana! Circa 450 Km in condizioni utili per un test:
- andatura autostradale, turistica e sportiva;
- asfalto asciutto, bagnato, sporco, liscio, rovinato;
- temperature tra 6 e 13 gradi.
Il primo impatto con le DR non è stato traumatico come pensavo. La moto aveva un comportamento molto simile a quello avuto con le Dunlop nuove. Tutto perfettamente prevedibile.
Inoltre si sono mostrate subito morbide sulle asperità senza manifestare alcuna attitudine a seguire i difetti del terreno. Completa indifferenza alle strisce almeno in condizioni di asfalto asciutto.
Ad andatura autostradale non ho avvertito particolari sensazioni, se non una rassicurante tenuta in curva e stabilità nei passaggi sulle imperfezioni (giunture asfalto e simili) del manto stradale. Come se la spalla di queste gomme fosse appunto più morbida rispetto alle inglesi.
Una volta sulla Cassia, dalle parti di Viterbo, ho potuto saggiare le doti di tenuta in curva su asfalto liscio. Con solo 100km nelle ruote e parte della cera ancora lì, sono stato molto cauto. Non ho avuto comunque il minimo indugio nel seguire le traiettorie impostate.
È sulle strade toscane che ho fatto finalmente amicizia con le DR! L’ attacco alle pendici dell’Amiata è stato giustamente guardingo, dato che la neve ai bordi della strada, sciogliendosi, creava dei rivoli d’acqua piuttosto abbondanti proprio in corrispondenza delle curve più succulente. Ma appena le condizioni sono migliorate e la fiducia nelle nuove “scarpe” è cresciuta, ho cominciato ad alzare un po’ il ritmo, incoraggiato dal comportamento prevedibile e costante delle Pirelli. Nessuna incertezza anche sul bagnato.
Quando il ritmo si è fatto finalmente sostenuto (almeno per le mie capacità di guida) le Diablo mi hanno definitivamente conquistato. In curva danno una sensazione che con le Dunlop era sconosciuta: riesci a sentire “come lavorano” le gomme. Questo non vuol dire che sono delle lame con cui tracciare traiettorie perfette, ma piuttosto una parte della moto che comunica a chi guida quello che succede tra sé e l’asfalto.
L’anteriore ha confermato le doti di confidenza. Insomma sai che quando butti la moto in piega lui c’è. Inoltre, ha un effetto autoraddrizzante piuttosto contenuto, così da consentire di arrivare pinzati e riuscire a curvare lo stesso.
Qualche sbavatura c’è pure stata, ma più che alle gomme darei la colpa alla polvere e al sale che ricopriva buona parte del percorso “a rischio neve” e che si sollevava in maniera evidente al passaggio delle moto. In ogni caso, qualunque cosa succedesse, il fatto di essere in costante comunicazione con le Diablo rendeva tutto molto più gestibile e meno preoccupante.
In conclusione direi che il bello finora emerso dalla scoperta di questi pneumatici, è la comunicatività, il senso di confidenza con l’anteriore e una certa pastosità del rendimento dinamico in curva.
Rispetto a quest’ultimo punto, credo che sia effetto della struttura differenziata della carcassa denominata EPT (Enhanced Patch Technology), che vede le zone laterali più cedevoli, rispetto alla centrale, per avere una maggiore impronta a terra a moto inclinata. Tale soluzione dovrebbe garantire una migliore tenuta in curva e in frenata a moto inclinata in maniera uniforme tra anteriore e posteriore, ovviando agli svantaggi tipici dei bimescola, come il passaggio (a volte avvertibile) tra una mescola e l’altra.
Spero di poter consolidare e rafforzare quello che per il momento è un giudizio estremamente positivo. Resta da valutare la costanza di rendimento nel tempo e la durata, ma per questo ci aggiorneremo più avanti.
.